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CENTRO ESSERE

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In esclusiva per Cesena fa il suo debutto a disposizione di atleti e appassionati un nuovo attrezzo per l’allenamento che combina il movimento muscolare con la tecnologia del vuoto. Il suo nome è Vacusport: un’attrezzatura speciale per migliorare le prestazioni sportive in attività di endurance in modo assolutamente naturale.
Si tratta della declinazione sportiva del Vacufit o Vacustep che nasce in Germania come un apparecchio che, utilizzando principi fisiologici scientificamente riconosciuti, viene in aiuto a quelle persone che hanno problemi di cellulite e grasso localizzato nella parte inferiore del corpo. Ma le condizioni di esercizio diventano particolarmente indicate anche per la preparazione di atleti agonisti e amatoriali per le categorie di endurance come ciclisti, bikers, runners, sci di fondo, escursionisti e skyrunners. Ed è proprio su questa nuova sfaccettatura dell’attrezzo che le due palestre bergamasche vogliono puntare, per fornire un offerta nuova e unica a tutti gli sportivi orobici. COME UN ALLENAMENTO IN ALTURA – È l’equivalente di una preparazione agonistica effettuata in altura, ma svolta nella palestra vicino a casa. Infatti, VacuSport è in grado di creare una depressurizzazione limitata del corpo (dalla vita in giù) in maniera che la circolazione venga stimolata soprattutto in queste parti del corpo. La VacuSport è praticamente una ellittica/runner che permette di effettuare l’esercizio fisico rivolto alla parte inferiore del corpo in una camera depressurizzata nella quale è contenuta solo la parte inferiore del corpo in maniera da combattere la tendenza all’ipossia locale di quelle zone cellulitiche e bruciare il grasso localizzato grazie al movimento in presenza di una buona ossigenazione e circolazione.

Funzionamento

– Vacu Fit è un attrezzo in grado di allenare in condizioni di bassa pressione. Questo calo di pressione determina una maggiore difficoltà dell’organismo a trasportare l’ossigeno ai muscoli. La riduzione della quantità di ossigeno a disposizione dei muscoli è definita come ipossia, e la conseguenza di ciò è una forte riduzione della massima capacità aerobica, e quindi un calo del rendimento fisico nelle prestazioni di resistenza. Lo stato d’ipossia è ricercato, infatti, dagli atleti che vogliono migliorare le proprie prestazioni e ricorrono all’allenamento in altura. Quando si soggiorna in montagna, l’organismo reagisce alla riduzione dell’ossigeno aumentando la ventilazione (respirazione) sia a riposo sia sotto sforzo, nell’intento di portare ai muscoli un’adeguata quantità di ossigeno. La minor disponibilità di ossigeno stimola il midollo osseo a produrre più globuli rossi nell’intento di aver più “veicoli” che trasportano ossigeno alle fibre muscolari, grazie all’azione dell’eritropoietina (un ormone). I globuli rossi da soli non avrebbero di per se un effetto positivo sul rendimento fisico se non contenessero l’emoglobina, una proteina composta di ferro, che serve a “catturare” l’ossigeno e trasportarlo alle fibre muscolari. Per questo motivo è determinante avere a disposizione un’adeguata quantità di ferro nell’organismo, altrimenti il rischio sarebbe di produrre globuli rossi “vuoti” e quindi inefficienti per il trasporto dell’ossigeno.

Un ulteriore aspetto fisiologico significativo che si riscontra grazie all’allenamento in altura è l’aumento della rete dei vasi capillari che s’instaura per la maggior sollecitazione di fibre muscolari. Per far fronte al precoce esaurimento dei muscoli, lo stimolo allenante determina una sollecitazione di altre fibre muscolari meno allenate e che richiedono più ossigeno, trasportato proprio dai capillari. Ed infine, allo scopo di sfruttare l’ossigeno che le fibre muscolari ricevono, aumenta anche la quantità dei mitocondri, dei “corpuscoli” che si trovano nelle cellule dei muscoli e che servono a produrre più energia.

Vacu Fit è in grado di riprodurre queste condizioni:

Condizioni ambientali in alta quota
La temperatura dell’aria diminuisce di 1 grado ogni 150m di altezza.
A livello del mare la temperatura media è 15°C, a 2000m siamo attorno ai 2°C, mentre ad esempio la temperatura media in cima all’Everest (8.848m, e corrispondente al punto più alto della terra) è circa –40°C. Alle basse temperature si accompagnano spesso forti venti che fanno aumentare la sensazione di freddo. Inoltre è molto importante tener conto del fatto che in alta quota l’umidità si riduce a causa delle basse temperature, questo favorisce la disidratazione (attraverso la sudorazione e la respirazione si perdono grandi quantità di acqua e elettroliti).

Risposte fisiologiche nella esposizione all’alta quota
La riduzione della pressione parziale di ossigeno scatena una serie di adattamenti. Questi adattamenti sono immediati cioè legati all’esposizione acuta, ma anche permanenti se la sosta in alta quota si prolunga nel tempo. In questo secondo caso si parla di acclimatazione , ad esempio ci vogliono 2 settimane per sviluppare completamente i processi di acclimatazione a un’altezza di 2300m.

Nella tabella possiamo notare i principali adattamenti a seguito dell’esposizione alle alte quote.
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[av_table purpose=’tabular’ caption=’Tabella: adattamenti a breve e lungo termine all’ipossia da alta quota (McArdle-Katch)‘ responsive_styling=’avia_responsive_table’]
[av_row row_style=’avia-heading-row’][av_cell col_style=”]Sistema[/av_cell][av_cell col_style=”]A breve termine[/av_cell][av_cell col_style=”]A lungo termine[/av_cell][/av_row]
[av_row row_style=”][av_cell col_style=”]RISPOSTA VENTILATORIA[/av_cell][av_cell col_style=”]Iperventilazione , la quale causa riduzione della CO2 e quindi alcalosi dei fluidi corporei[/av_cell][av_cell col_style=”]Iperventilazione, i reni provvedono ad eliminare bicarbonato per compensare l’alcalosi respiratoria[/av_cell][/av_row]
[av_row row_style=”][av_cell col_style=”]RISPOSTA CARDIOVASCOLARE[/av_cell][av_cell col_style=”]Aumento della FC e gittata cardiaca in condizioni submassimali.
La gittata cardiaca massima e la gittata pulsatoria rimangono invariate oppure diminuiscono leggermente.[/av_cell][av_cell col_style=”]La FC rimane elevata.
La gittata cardiaca in condizioni submassimali ritorna al valore corrispondente al livello del mare.
Riduzione della gittata pulsatoria e della massima gittata cardiaca.[/av_cell][/av_row]
[av_row row_style=”][av_cell col_style=”]QUADRO EMATICO[/av_cell][av_cell col_style=”][/av_cell][av_cell col_style=”]Diminuzione del volume plasmatici.
Aumento dell’ematocrito.
Aumento della concentrazione dell’emoglobina.
Aumento del numero totale degli eritrociti.[/av_cell][/av_row]
[av_row row_style=”][av_cell col_style=”]RISPOSTE LOCALI[/av_cell][av_cell col_style=”][/av_cell][av_cell col_style=”]Possibile aumento della densità dei capillari nei muscoli scheletrici.
Aumento del numero dei mitocondri.
Aumento degli enzimi della via aerobica.[/av_cell][/av_row]
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