Acquisto Nuova Bici… Taglia S,M,L o XL Aiutoooooo!?!?!?

Finalmente le grandi case come Cannondale, Trek ma soprattutto SPECIALIZED per la stagione 2018 hanno messo in commercio dei mezzi innovativi e super competitivi Misure, angoli e gradi Rivoluzionari….

Oddio ma se così fosse allora con che mezzi abbiamo girato in passato, paura
e soprattutto con che mezzi stiamo girando oggi??

“Sempre più spesso i miei atleti hanno grandissimi dubbi al momento dell’acquisto della nuova bici, ognuno dice la sua, negozianti.. biomeccanici.. pipa lunga, pipa corta, Reach, Tubo Piantone, Orizzontale Virtuale, Curva Manubrio larga no stretta… tutti hanno ragione e nessuno mai sbaglia”

Cerchiamo per quanto difficile di fare un pò di chiarezza con Dati e numeri non solo con le chiacchiere..

Un piccolo presupposto su due Atleti EssereBadSchoolSystem che a fine articolo si capirà meglio:
Giorgio Righi  177cm, pedala con altezza sella 74.5cm da 2 anni gira con una Bici GHOST  Tg. L (TUTTI tranne noi CONSIGLIANO Tg. M )
Riceputi Luca  182cm, pedala con altezza sella 78.0cm da 2 anni gira con una bici GHOST  Tg. XL (TUTTI tranne noi CONSIGLIANO Tg. L )

Vediamo come nel tempo si sono evolute le bici delle grandi Case costruttrici:

Cannondale F29 fino al 2014 contro la F-Si dal 2015 a oggi..
controllando i dati a parità di taglia si può notare che nell’evoluzione
è aumentato il Reach (F) e si è aperto l’angolo di sterzo tra Forcella e Obliquo..

Cannondale Carbon 1 del 2014Cannondale-F29-Geometrie-2014

Cannondale F-si 2017 bikecannondale F-Si 2017

Specialized 2016 contro 2017 si può notare controllando i dati che anche qui il Reach è aumentato e anche qui si è aperto l’angolo di sterzo..

S-WORKS EPIC FSR CARBON 29 WORLD CUP 2017Specy 2016 contro 2017

 

 

ORA in ANTEPRIMA la EPIC 2018 FATE TUTTI BENE ATTENZIONE ALLE MISURE cm e ANGOLI!!!!!
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La bici Rivoluzionaria in taglia L rispetto alle sorelle del 2015 e 2016 avrà un’angolo sterzo ancora più aperto 69.5° un Reach ancora più grande 456mm, una scatola sterzo più alta 120mm in Tg L…

Ora nessuno inizia a porsi delle domande???
Più il tempo passa e più le bici sono lunghe..

in 3 anni la taglia L del 2018 Specialized ha praticamente le misure di una XL del 2016 (parliamo di Reach non di Orrizzontale)
e una taglia L del 2018 avrà praticamente le misure di una taglia M del 2016…

Ora dopo questi dati forse Luca e Giorgio non sembrano più così matti x aver girato con una bici di una taglia in più..
A quanto sembra loro da 2 anni girano con la loro taglia giusta e l’anno prossimo se passassero a Specialized prenderebbero una M e una L perchè ora le misure forse iniziano ad essere quelle giuste…  Ovviamente questa vuole essere una provocazione costruttiva solo per far capire che le taglie S,M,L,XL contano davvero poco ma sono i cm e gli angoli reali a fare la differenza…

Per i curiosi di dati..

Ghost-Lector-29-2016Geometrie Lektor Ghost

Non ditelo a nessuno ma le nostre bici di 2 anni fa… avevano già un Reach molto grande simile alla specialized 2018 e un’angolo di sterzo aperto da 69.5° come avrà la specialized 2018 ovviamente per avvicinarci a queste misure siamo stati costretti ad acquistare due telai apparentemente più grandi del dovuto L Giorgio e XL io, anzichè M e L ma in realtà erano giusti se li paragoniamo alle nuove misure 2018.. abbiamo solo anticipato un pochino i tempi SIAMO STATI MOLTO FORTUNATI… ci è  andata bene.. cercavamo Reach più lunghi e Angoli di sterzo più aperti le tendenze delle grandi case si stanno dirigendo proprio li…

Prossime modifiche secondo noi e il modo di pensare EssereBadSchool???

Forcelle da 120 di escursione
Attacchi manubrio sempre più corti
Curve manubrio sempre più larghe
ora basta non sveliamo tutti i segreti buone pedalate….

Riceputi Luca

OGGI PARLIAMO DI DURO ALLENAMENTO!!!

pressoterapia foto 1Qual è per l’atleta di fascia medio alta l’allenamento più difficile da programmare e da inserire nella preparazione settimanale ?

La risposta è………. l’allenamento di RECUPERO!!!

Perché “nessuno è mai morto di recupero, il contrario invece”….

Purtroppo per un preparatore è altamente difficoltoso fare apprendere ai propri atleti quanto sia fondamentale, quello che io ho personalmente chiamato l’allenamento di RECUPERO, che sembra un controsenso e invece in due parole comprende tante verità.

In questo articolo non voglio stressarvi l’anima su ripetute, soglie test ecc.. ecc.. ma voglio raccontarvi un fantastico sistema per recuperare al meglio gambe ed energie per renderle disponibili alla nuova session di allenamento successiva.

La pressoterapia è un trattamento medico, che migliora il rendimento del sistema circolatorio e del sistema linfatico, in chi vi si sottopone.
Trova diversi impieghi:
nell’incentivare l’eliminazione delle sostanze tossiche dal corpo;
• favorire il flusso della linfa all’interno dei suoi vasi
• Migliora il funzionamento del sistema circolatorio e del sistema linfatico

La pressoterapia prevede l’applicazione di una pressione a livello della zona da trattare. Ad esercitare tale pressione sono dei cuscini a comparti d’aria che avvolgono gli arti inferiori e che si gonfiano e sgonfiano in maniera ciclica e progressiva seguendo un meccanismo programmato in precedenza il tutto coadiuvato ad una pressione di base precedentemente inserita diversa da atleta ad atleta.
Migliora il funzionamento del sistema circolatorio e del sistema linfatico, in chi vi si sottopone.
coadiuvando i naturali processi di eliminazione, dal corpo, delle sostanze tossiche circolanti nell’organismo prodotte dall’allenamento.
Ha anche lo scopo di favorire il flusso della linfa all’interno dei suoi vasi, evitando così il ristagno in alcune zone del corpo (in genere le estremità).

Come funziona?
Funzionalmente parlando, la pressoterapia consiste nell’applicare una pressione esterna sulla zona da trattare, attraverso uno strumento progettato appositamente per tale scopo.
Il termine “pressoterapia” nasce proprio dall’applicazione di questa pressione.

STRUMENTO
Lo strumento per la pressoterapia comprende un apparecchio elettronico collegato a una sorta di cuscini, che il terapeuta applica attorno all’area anatomica da trattare.
Questi cuscini sono molto particolari: infatti, attraverso un sistema di getti d’aria, esercitano una pressione sulla zona d’interesse.
Tale pressione ha un’intensità per cui c’è una riattivazione (o uno stimolo a una maggiore attivazione) del sistema circolatorio e del sistema linfatico.
L’apparecchio elettronico collegato ai cuscini serve, al terapeuta, per regolare l’intensità dei getti d’aria, quindi l’intensità della pressione.
Per ogni condizione da trattare con pressoterapia, esiste una pressione particolarmente indicata, più efficace di altre.

Preparazione
La pressoterapia non richiede una particolare preparazione.
L’unica raccomandazione, impartita dai medici ai pazienti, è di presentarsi preferibilmente a digiuno, prima di iniziare il trattamento.

Procedura
La procedura della pressoterapia è abbastanza semplice.
Per prima cosa, il terapista invita il paziente a distendersi su un apposito lettino. Dopodiché, applica sulla zona anatomica d’interesse i cuscini e collega questi all’apparecchio elettronico, per la regolazione della pressione.
Una classica seduta di pressoterapia dura dai 30 ai 40 minuti.

SENSAZIONI DURANTE IL TRATTAMENTO
Durante le sedute di pressoterapia, i pazienti avvertono una sensazione simile a quella di un massaggio.
A provocare tale sensazione sono i getti d’aria e la derivante pressione sull’area interessata. Al termine della seduta la sensazione è quella di gambe leggere e scariche molto molto piacevole.. provare per credere….

Fase post-trattamento
Al termine della pressoterapia, molti pazienti sentono l’esigenza di urinare.
Lo stimolo della diuresi dipende dalla mobilizzazione dei liquidi corporei, che il trattamento induce.

Controindicazioni
Infatti, secondo il parere medico, non vi si possono sottoporre i soggetti che soffrono di:
• Flebite o tromboflebite.
• Trombosi venosa profonda.
• Vene varicose.
• Grave arteriosclerosi.
• Diabete mellito con microangiopatia.
• Cirrosi epatica.
• Insufficienza renale.
• Insufficienza epatica
• Insufficienza cardiaca.
• GRAVIDANZA

RISULTATI
I benefici della pressoterapia sono numerosi:
Migliora la circolazione sanguigna e quella linfatica.
• Riduce il gonfiore e l’edema.
Riduce gli stati infiammatori di natura non-infettiva.
Migliora l’ossigenazione cutanea.
• Migliora il tono e l’integrità della pelle.
• Riduce con buoni risultati il linfedema post-operatorio.
Allevia il dolore indotto da alcuni traumi sportivi.
• Riduce l’edema post-traumatico.
Favorisce l’eliminazione, dal corpo, delle tossine e dei prodotti di scarto dell’allenamento.
Riduce lo stress e favorisce il rilassamento.
Grazie ai continui progressi della tecnologia medica, la pressoterapia sta diventando un trattamento sempre più efficace e consigliato.

Puoi provarlo presso il nostro Centro, richiedi il tuo pacchetto personalizzato CICLISMO e SPORT.

A cura di Riceputi Luca Centro Essere Cesena
EssereBadSchoolSystem sempre una ruota avanti a tutti..

GINNASTICA POSTURALE e ASSETTO BIOMECCANICO

In questo articolo parleremo di concetti Posturali e dell’importanza delle conoscenze di natura Fisioterapica e Riabilitativa nello sviluppo di un assetto Biomeccanico in bicicletta cosa troppo spesso sottovalutata dall’atleta.

Andremo a fare qualche esempio utile alla comprensione, tenendo sempre ben presente che il nostro corpo ha infinite chiavi di lettura e diverse reazioni agli stimoli che gli vengono trasmessi, per cui la finalità di questo articolo rimane uno stimolo al ragionamento personale.

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Figura 1

Un corpo in equilibrio è in grado di stare bene e di rendere maggiormente rispetto ad un corpo in squilibrio, questo concetto apparentemente scontato viene spesso ignorato e troppo spesso sottovalutato…
L’attività ciclistica tende a creare dei vizi posturali ben precisi, basta pensare all’atteggiamento che assume il nostro rachide nel momento  in cui ci posizioniamo in sella sulla bicicletta.

Non Possiamo pensare e pretendere di risolvere i nostri problemi fisici o di migliorare la nostra performance modificando l’assetto alla nostra bici senza prima aver valutato e analizzato se è il nostro corpo ad essere in assetto e privo di vizi posturali.

Le curve fisiologiche del rachide assumono atteggiamenti molto diversi durante la pratica ciclistica, passiamo dall’ortostatica con le tre curve fisiologiche (vedi figura 1) alla posizione in sella che vede spesso la curva lombare invertirsi e tendere alla cifosi (convessità posteriore) e la curva cervicale a rettilinizzarsi o addirittura andare in iper-lordosi. Ci troviamo quindi ogni volta che saliamo in bici ad affrontare due inversioni di curva. (figura 2)
Figura 2                                                                                                                
rotazione-iliaco-in-sella
cifosi-e-lordosi-in-sella

Questo trasferimento dei carichi si trasforma in fastidio e dolore per il ciclista, il tutto enfatizzato dall’attività sportiva faticosa e prolungata diventa la causa delle maggiori problematiche dolorose.
Ciclisticamente parlando, le problematiche posturali possiamo identificarle e collocarle tra le limitanti della prestazione atletica, ogni blocco evidente nella struttura muscolo scheletrica limita l’espressione di forza nel gesto atletico specifico necessario al ciclista.
Una scarsa mobilità del bacino dovuta spesso a tensioni delle diverse catene muscolari, non permette una pedalata coordinata ed efficiente, un tratto lombare sofferente limita la capacità di spinta dell’arto inferiore, un piede con curve eccessivamente accentuate è soggetto a dolore e scarsa stabilità in spinta, uno squilibrio delle tensioni muscolari porta ad un sovraccarico tendineo e quindi limita l’espressione di forza e favorisce disfunzioni articolari.

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Figura 3

Lo stress del rachide dovuto ad una errata rotazione del bacino in appoggio sulla sella comporta inevitabilmente un affaticamento o perlomeno un lavoro innaturale della colonna vertebrale, questo è spesso causato da una errata posizione in sella che di partenza non consente al nostro bacino di essere in posizione ottimale ma in antiversione o in retroversione, (figura 3) lo stress si concentra maggiormente nel tratto lombare e nel tratto cervicale con la tendenza nel lungo periodo ad ipercifotizzare il tratto dorsale.carico_colonna
La postura richiesta nel ciclismo è ben definita e quindi è necessario ricercare nel proprio rachide la mobilità sufficiente ad effettuare questo sport senza creare danni alla colonna. Per far questo è sufficiente ricercare l’elasticizzazione del rachide mediante esercizi di mobilizzazione. Il rinforzo cosciente della muscolatura a supporto del rachide aumenta la sua tutela sotto carico è quindi fondamentale per la salute della persona.

È corretta la seguente espressione: Buona condizione fisica = Buon settaggio della bicicletta.

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Appoggio ischiatico sulla sella

pedana zebris

immagine 3D carico Podalico

Non esiste un solo settaggio ottimale, ma esiste il settaggio ottimale in base alle diverse caratteristiche fisiche/antropometriche e alle diverse esigenze richieste dalla specialità che andremo a praticare.
Possiamo tranquillamente affermare che la condizione posturale del ciclista va assecondata mediante l’impostazione di misure “provvisorie” spesso modificate parallelamente e durante il lavoro posturale, queste rimarranno pertanto fino alla diminuzione delle limitazioni evidenziate durante la visita Posturale attraverso Pedana Stabilometrica Zebris e Software di analisi Posturale Adidas 3D in grado di mostrarci sui 3 piani dello spazio il nostro corpo in 3D evidenziando rotazioni di Bacino e disfunzioni del img_5888Rachide; l’informazione della pedana stabilometrica ci mostrerà la distribuzione dei carichi sui nostri piedi la utilizzeremo anche per misurare il nostro appoggio Ischiatico e stabilire la giusta misura di sella da adottare in base alla misura scentifica rilevata della distanza della nostra base di appoggio ischiatico sulla sella.

La fase invernale per il ciclista si presenta quindi come un’ottima occasioni in cui inserire un controllo posturale ed un lavoro di rieducazione per trovare il giusto trofismo del tronco e la giusta elasticizzazzione del comparto muscolare degli arti inferiori. Dedicare del tempo al rinforzo della muscolatura del tronco è utile a stabilizzare il bacino e quindi evitare questo tipo di problematica, il tutto può essere aiutato ed ottimizzato da un attento lavoro di stretching della muscolatura degli arti inferiori.

Avere un tronco stabile migliora nettamente la prestazione e la salute del ciclista.
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studioConclusioni: come in ogni situazione la cosa migliore è andare per gradi e muoversi nella giusta direzione, affidatevi a coloro che hanno le giuste competenze a 360° e che possono consigliarvi la miglior soluzione per i vostri problemi. Concentriamoci sul nostro corpo, non pensiamo in termini assoluti alla performance spesso a discapito della nostra salute.

A cura di Riceputi Luca Centro Essere Cesena
Essere Bad School System

Curve Manubrio Larghe… solo una moda? …o è ora di informarsi???

Negli ultimi anni sul mercato si stanno imponendo manubri sempre più larghi. Se una volta un manubrio da 680mm era già largo, oggi sono moltissimi i produttori ad offrire manubri di anche 800mm. Se una volta manubri così ampi erano utilizzati prevalentemente per le discipline gravity, oggi manubri da 720, 760mm e oltre vengono utilizzati anche per discipline pedalate quali l’enduro all mountain e Xc.
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Largo va bene, ma qui si esagera!

In molti considerano quella dei manubri larghi una moda, ma in realtà non è proprio così. L’aumentare della larghezza del manubrio è stata una diretta conseguenza dell’evoluzione delle moderne mountain bike che negli ultimi anni stanno proponendo angoli sterzo molto più aperti rispetto al passato. Come vedremo in seguito infatti larghezza manubrio e angolo di sterzo sono correlati,cosi come la lunghezza dell’attacco manubrio (Pipa) ovvero una bici con un angolo sterzo molto aperto e pipa corta si guida meglio con un manubrio più largo.

In salita

Cominciamo con l’occuparci di come la larghezza del manubrio influisca sulla pedalabilità della nostra bici. In realtà questo parametro non è così importante durante la salita. Manubrio largo significa busto più basso, quindi sotto certi aspetti è anche vantaggioso, ad esempio sulle salite ripide e tecniche. Inoltre la posizione con le braccia più aperte, quindi più rilassata, per molti è piacevole in salita, garantendo maggior comfort, senza contare poi la maggior stabilità dell’avantreno sui tratti tecnici a bassa velocità in cui risulta più facile tenere una traiettoria rettilinea senza sbandare per la fatica o per gli ostacoli.
A questo punto è chiaro come un manubrio più largo faccia si che la ruota anteriore sia più stabile. Per via del maggiore braccio di leva, come abbiamo visto in precedenza, le sollecitazioni indotte alla ruota dalle asperità del terreno si trasformano in un movimento più ampio del manubrio, movimento che noi riusciremo a contrastare più facilmente e con meno forza. Questo quindi significa che un manubrio largo garantisce una migliore direzionalità specialmente sui tratti scassati, ovvero risulta più facile far tenere alla ruota anteriore la direzione che vogliamo e seguire le traiettorie che decidiamo noi.
Nelle mtb moderne si tende ad avere angoli di sterzo sempre più aperti, arrivando su alcune bici da DH ad angoli di anche 62° e 69°Xc. Maggiore angolo di sterzo (intendendo con maggiore “più aperto”) significa migliore direzionalità e stabilità sullo sconnesso, ma anche difficoltà nello sterzare e nel caricare correttamente l’avantreno. E’ proprio su questi due aspetti che un manubrio più largo può venire d’aiuto. Il maggiore braccio determinato da una larghezza maggiore, permette di curvare con minore sforzo e più facilità, rendendo quindi la bici meno faticosa da guidare. Inoltre un manubrio più largo fa si che, grazie all’impugnatura più distanziata, il busto si trovi più vicino al manubrio, più basso quindi e più avanzato. In questo modo si riesce a caricare maggiormente la ruota anteriore evitando pericolose perdite di aderenza, specialmente in curva. Insomma il manubrio largo diventa una necessità con gli angoli aperti che ci sono in giro adesso e speriamo che aumentino ancora pensiero personale del concetto EssereBad SchoolSystem
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Giorgio Righi ed Elisa B. si noti come un manubrio largo li aiuti a caricare bene la ruota anteriore, specialmente nelle curve

Può essere un manubrio troppo largo?

Fin’ora, da quello che abbiamo visto sembrerebbe che largo è meglio in tutti i casi. Questo è abbastanza vero, però non bisogna eccedere come in tutte le cose.. La guida della bici richiede che busto e manubrio siano indipendenti. Quando si curva e si piega la bici quando si affrontano tratti ritmici con molte curve in rapida successione o tratti sconnessi, la bici dev’essere libera di muoversi sotto il nostro corpo Un manubrio molto largo a parità di inclinazione della bici determina alle estremità, a causa della maggior leva, un movimento verticale maggiore. Questo movimento dev’essere compensato dalle braccia del rider e se è eccessivo impedisce al rider stesso di rimanere indipendente rispetto alla bici, trovandosi in balia di essa, per questi motivi eccedere richiede doti tecniche e guidabilità che non tutti possiedono ma che si                    possono Allenare se si vuole migliorare.

Areodinamica
Il problema invece riguarda essenzialmente l’aerodinamica. Una posizione con le braccia vicine offre una superficie frontale inferiore e di conseguenza una posizione aerodinamica più favorevole (la resistenza del vento per un ciclista è seconda solo alla resistenza dovuta pendenza), mentre una posizione con le braccia maggiormente allargate offre un maggiore effetto vela. Sarà quindi sui tratti di pianura o quando si pedala in controvento che si potranno percepire degli svantaggi.

downloadManubri stretti ed impugnature posizionate vicinissime alla pipa: i nostri cugini stradisti ci insegnano che la posizione aerodinamicamente migliore è quella con le braccia strette, in modo da tagliare l’aria minimizzando la superficie frontale.

Ovviamente anche in questo caso non è un problema di chi pratica MTB o almeno per chi non ha in programma gare in pianura o in Pineta…

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Il disegno rappresenta come l’arretramento di un estremo (D e d) a parità di angolo di rotazione sia inferiore per i manubri più stretti

In discesa
In realtà i maggiori effetti di un manubrio largo si percepiscono in discesa. La larghezza del manubrio influisce essenzialmente su due fattori: si aumenta il braccio di leva e si avanza la posizione del busto.
Il braccio di leva maggiore offerto da un manubrio più largo fa si che a parità di rotazione della ruota il manubrio più largo compia uno spostamento longitudinale maggiore. Questo significa due cose: da un lato per curvare bisogna muovere maggiormente le braccia, dall’altro che le sollecitazione indotte dal terreno alla ruota per determinare una certa rotazione del manubrio, devono farlo muovere di una lunghezza maggiore, permettendoci quindi di contrastarle più agevolmente.
Altro effetto della larghezza del manubrio riguarda la posizione in sella. Proviamo ad impugnare un bastone, prima con le mani vicine e poi allontanando le mani verso le estremità: il bastone si avvicinerà al nostro busto. Questo è proprio l’effetto che si ottiene con un manubrio più largo, in cui le manopole sono più lontane e quindi il nostro busto (a parità di OV e attacco manubrio naturalmente) si troverà necessariamente più avanti. Tralasciamo in questo articolo la tecnica di Guida ma ovviamente anticipiamo che le bici attualmente in uso, parliamo delle nostre 29” ormai diffusissime, hanno la necessità visto la maggiore altezza della bici, di essere guidate caricando l’anteriore con braccia piegate sulla curva manubrio concetto EssereBadSchoolSysem.

Accorciare il manubrio

Prima di procedere al taglio bisogna ricordarsi di una cosa: una volta tagliato il manubrio non si torna indietro. Dobbiamo quindi essere sicuri che il manubrio sia veramente troppo largo.Per fare questo è quindi importante provare, prima di procedere con il taglio, se effettivamente ci troviamo meglio con un’impugnatura più stretta. Per fare ciò possiamo semplicemente spostare all’interno le manopole, i vari comandi e leve freno presenti sul manubrio, lasciando all’esterno della manopola un pezzo di manubrio inutilizzato che sporge. Proviamo la nuova configurazione per un paio di uscite, in modo da lasciare un certo periodo di adattamento, e se ci troviamo bene possiamo procedere con il taglio del manubrio. Personalmente consiglio di provare con degli step di 1cm per parte. Non esagerate, 2 cm di larghezza manubrio già si sentono. Se poi non fosse sufficiente basterà spostare le manopole di un ulteriore centimetro per parte. Attenzione poi che alcuni manubri si inspessiscono verso la parte centrale: accorciandoli eccessivamente potrebbe poi non essere possibile posizionare correttamente i manettini o i collarini dei freni. E’ sempre meglio fare delle prove prima di procedere con il taglio!
E se invece volessimo provare un manubrio più largo? Beh c’è poco da fare: dobbiamo sostituirlo. Poiché i manubri non costano poco, la cosa migliore è chiedere a qualche amico o al nostro negoziante di fiducia se ha un manubrio da prestarci. Dopo un paio di uscite si potrà decidere se procedere con l’acquisto di un manubrio più largo o se quello che avevamo prima era già abbastanza.

E Il back Sweep del manubrio lo avete mai preso in considerazione sapete cos’è e a cosa serve???

Ne parleremo nel prossimo articolo non ve lo perdete…

Luca Riceputi

 

“Let’s go.. scegli la qualità se vuoi fare la differenza”

Ready To Go!!!
News x la stagione 2016
4 mesi di fuoco per preparare la nuova stagione

Dopo aver girato tutto il mondo….Righi viaggi

righi surf

Surf…

righi skate

…Skateboard

…Dopo aver praticato ogni tipo di sport altamente adrenalinico…

...Motocross

…Motocross

...Kitesurf

…Kitesurf

Ha scelto di collaborare con noi x alzare ulteriormente il livello del nostro staff… capitanato da Riceputi Luca Atleta, Preparatore, Biomeccanico, Massofisioterapiasta del Team Essere & MtBicioLuca Impennata

 

 

 

 

 

..diamo il benvenuto nel nostro STAFF a Righi Giorgio #103  ciclista Top Rider nell’ambito Enduro Race e Gravity che da quest’anno collaborerà con noi e vi seguirà passo a passo nel vostro percorso di crescita…

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righi Enduro
Presso il Centro Essere www.centroessere.com da quest’anno tutti coloro che approderanno potranno essere seguiti passo a passo, personalmente nella loro preparazione, che potrà essere modulata su misura, x ottenere i migliori risultati. Sarà possibile miscelare il lavoro classico in Palestra con la Roto Press Tension il tutto seguiti con Programmi specifici, si potranno eseguire Test di Soglia su cicloergometro SRM e Magnetic Days www.magneticdays.com , sarà attivo il servizio di Biomeccanica personalizzata per gli assetti e il posizionamento in bici con ausilio di Laser, Sedia per le misure antropometriche, Valutazione Posturale e Videonalisi della pedalata.

“Let’s go.. scegli la qualità se vuoi fare la differenza”

ALLENAMENTI E CALDO TORRIDO

Allenarsi d’estate con il clima torrido non è sicuramente facile, anche perché spesso i media riempiono gli appassionati di notizie e consigli eccessivamente prudenti spaventando Atleti che di certo non sono Anziani e bambini..
Ogni anno i consigli si ripetono costantemente: evitare di allenarsi sotto al sole nelle ore più calde, bere molto, vestire capi leggeri, etc..
Tutte queste indicazioni sono sicuramente giuste, ma cerchiamo di capire cosa avviene nell’organismo quando facciamo attività fisica a temperature ambientali elevate e come il fisico si adatta ai cambiamenti climatici.

La temperatura corporea
L’organismo umano per mantenere le proprie funzioni fisiologiche deve mantenere la propria temperatura interna a 37° circa. Quando si fa attività fisica la maggior parte dell’energia viene trasformata in calore portando tale temperatura a circa 39°-40°.
L’innalzamento della temperatura corporea porta benefici alla prestazione fisica, in quanto il muscolo ottimizza le proprie caratteristiche visco-elastiche grazie all’aumento della viscosità dei tessuti, al miglioramento dell’elasticità dei tendini, all’aumento della velocità di conduzione nervosa e alla modificazione dell’attività enzimatica.
Oltre i 40° però l’organismo perde la capacità di regolare il calore interno ed il sistema nervoso inizia a lavorare con maggiore difficoltà.

Termoregolazione
L’organismo umano presenta due “sensori” che controllano la temperatura corporea. ghiaccio e cane
Il primo è periferico ed è costituito dai termocettori presenti nella cute, mentre il secondo è centrale ed formato dall’ipotalamo.
L’ipotalamo ha la funzione di rilevare la temperatura del sangue che lo irrora e decide come reagire alle variazioni di temperatura in 4 modi:
1 Sudorazione grazie all’intervento delle ghiandole sudoripare
2 Vasodilatazione delle arterie cutanee per mezzo della loro muscolatura liscia (col freddo avviene l’opposto)
3 Contrazione dei muscoli e brividi (questo solo in caso di freddo, per alzare la T°)
4 Stimolazione di ghiandole endocrine, che in caso di perdita di liquidi evitano la perdita di elettroliti e sali minerali (aldosterone) e richiamano H2O dai reni (ADH). In caso di freddo vengono stimolate tiroxina e catecolamine.
Come fa il corpo a scaldarsi e a disperdere il calore accumulato?
Quando il corpo raggiunge temperature interne superiori ai 40°, queste vengono trasportate dalla cute all’intero oganismo tramite la circolazione sanguigna e mediante 4 fenomeni:
1 Conduzione, passaggio mediante contatto diretto (molecolare)
2 Convezione, trasferimento di calore mediante un gas o un liquido (uno dei motivi per i quali a correre sul tapis-roulant si suda di più che correre all’aperto, in quanto sul tappeto l’aria circostante viene scaldata dal vostro calore e scalda ulteriormente il vostro corpo, mentre all’aperto muovendovi la resistenza dell’aria vi “raffredda”)
3 Irraggiamento, la cute irradia calore attraverso raggi infrarossi, un sistema per eliminare oltre il 50% del calore quando si trova a riposo;
4 Evaporazione, circa l’80% del calore viene disperso grazie a questo fenomeno, quando si fa attività fisica. Questo meccanismo avviene sia attraverso l’espirazione che attraverso la traspirazione (ovvero l’evaporazione del sudore prodotto)

Disidratazione
L’acqua che il nostro organismo perde arriva dal plasma (la parte liquida del sangue) e la sua diminuzione fa aumentare la densità della parte corpuscolata (globuli rossi, bianchi e piastrine) ed aumenta la sua viscosità facendo più fatica a circolare e quindi a trasportare l’ossigeno, che sotto sforzo (attività fisica) è richiesto maggiormente.
La disidratazione porta anche alla perdita di elettroliti (sodio, cloro, potassio ed altri), che sono importanti per la conduzione nervosa e per la contrazione muscolare. Così quando si suda molto, la perdita eccessiva di elettroliti rallenta il funzionamento del sistema nervoso e peggiora la contrazione, rendendo i muscoli più soggetti a crampi.

Caldo e prestazione
La disidratazione, per i meccanismi spiegati sopra, diminuisce le prestazioni dell’organismo. Per questo è molto importante utilizzare le giuste strategie per mantenere ottimale l’idratazione corporea (sia prima che durante l’attività fisica), di questo ne parleremo nel prossimo paragrafo.
La termoregolazione costa energie all’organismo: un litro di sudore comporta la perdita di 580 kcal, dovuta principalmente a questo meccanismo. Questo porta ad una leggera diminuzione della prestazione a temperature elevate.Luca Borraccia
I problemi maggiori dell’allenarsi d’estate solitamente si hanno quando le temperature iniziano ad aumentare (e lo stesso avviene d’inverno quando inizia il freddo) e quando l’organismo non è abituato a gestire al meglio la propria termoregolazione. Secondo il fisiologo Tim Noakes servono circa 2 settimane per permettere al corpo di adattarsi agli incrementi o ai decrementi di temperatura. Per questo i primi giorni di caldo molto intenso possono rivelarsi, per molti, “una vera sofferenza”. Nei giorni successivi, grazie all’adattamento dell’organismo che diventa più efficiente nella termoregolazione, le sensazioni ed anche le prestazioni migliorano.
Per questo, nelle prime settimane di aumento delle temperature, può essere sensato ridurre leggermente l’intensità ed i volumi delle sedute di allenamento.

Caldo ed abbigliamento sportivo
Capita spesso di vedere, d’estate, alteti che si allenano a torso nudo (o col top per le donne). Questa sembra non essere la scelta migliore, in quanto quando si fa l’attività fisica a torso nudo aumentano l’evaporazione e la dispersione di calore.
Per queste ragioni è consigliabile utilizzare un abbigliamento leggero, costituito da una canottiera o una maglietta (e ovviamente i pantaloncini..), che non facciano sudare eccessivamente e che allo stesso tempo trattengano parzialmente il sudore evitando così un’eccessiva perdita di liquidi.

Idratazione e reidratazione
Per evitare i problemi e gli inconvenienti letti sopra, dovuti principalmente alla disidratazione dell’organismo, la strategia più intelligente ed ottimale sembra essere quella della sua prevenzione. Per fare questo conviene seguire queste regole generali:
Durante la giornata assumete liquidi prima di tutto dal cibo, dalla frutta e dalla verdura. Il loro contenuto di vitamine, minerali e fibre permetterà un più ottimale assorbimento di H2O, mantenendola nell’organismo più a lungo e più facilmente. Abituarsi a bere spesso piccoli quantitativi di acqua (H2O) durante il giorno, tenendo presente che il senso di sete si allena: meno bevete e meno percepirete il bisogno di farlo.
Prima dell’allenamento o della gara: per garantire l’idratazione ottimale al momento dello sforzo, bevete circa 1/2 litro di acqua entro 30′ prima di iniziare. Evitare di ingerire eccessivi quantitativi di H2O nei 30′ precedenti allo sforzo, in quanto può stimolare la diuresi e l’eliminazione di liquidi.
Durante l’esercizio: sorseggiate ogni 10’/15′ anche senza avere sete, in quanto lo stimolo della sete indica già la mancanza di liquidi. Evitare però di ingerire grandi quantità di acqua per evitare i problemi conseguenti all’aumento di tempo necessario allo svuotamento gastrico che rende meno efficace l’idratazione.
Se l’attività dura meno di 60′ non pensate troppo alla perdita di elettroliti e evitate di introdurre bevande ipertoniche che peggiorerebbero la prestazione
Da ricordare che anche un eccesso di H2O, come per tutte le cose, fa male. Sembra che il massimo di acqua che si può ingerire in una giornata è di 9,5 litri, in quanto superata tale soglia possono esserci problemi anche seri per la salute dovuti ad iponatremia (elevata alterazione degli elettroliti nei fluidi corporei). Famoso il caso dell’atleta morta, per encefalopatia iponatriemica, durante la maratona di Boston per avere bevuto 15 litri di bevande nelle 5-6 ore della sua gara.

Conclusioni
Allenarsi d’estate è meno pericoloso di quello che si sente dire spesso dai media, infatti il nostro organismo è perfettamente organizzato per contrastare l’eccessivo aumento di temperatura del corpo. Per evitare brutti inconvenienti e gestire al meglio i possibili cali di prestazione, in condizioni di caldo estremo, seguite queste regole:
Nelle giornate più torride evitate di allenarvi nelle ore più calde della giornata preferendo, la mattina presto o la sera dopo le 18. Preferire zone all’ombra.
Indossate un abbigliamento leggero, evitando il torso nudo;
Nelle prime settimane di caldo diminuite leggermente intensità e volumi d’allenamento;
Idratatevi in maniera ottimale durante la giornata (mangiare frutta e verdura)
Bevete una modesta quantità di H2O entro 45′-30′ prima;
Sorseggiate ogni 15′ circa, anche se non avete sete;
Se la vostra attività dura meno di un’ora non bevete bevande ipertoniche;
Non eccedete nella quantità di acqua bevuta, ma sorseggiate piccole quantità di H2O per non riempire eccessivamente lo stomaco.

Luca Riceputi